"Vado in Gandusio" si dice a Rovigno, quando si va a teatro. Pochi sanno che questo è anche il nome dei più famosi attori brillanti di teatro e di cinema del Novecento, oggetto di innumerevoli vignette comiche sulla stampa quotidiana dell'epoca, nato proprio a Rovigno nel 1873.

L'edificio originario del Teatro Antonio Gandusio nacque da un idea del Sindaco di Rovigno Nicolò Calliffi, che ne disegnò il progetto e ne seguì la realizzazione fino all’ultimazione, nel 1854. I suoi primi nomi furono Arupineume, Rubineum (entrambi dal  presunto nome originale della città: Arupinum o Rubinum), per diventare più tardi Teatro Comunale, fino al 1923, anno nel quale prese l’attuale nome di teatro Antonio Gandusio.

Originariamente situato al centro della vita cittadina, nella zona del  mercato, della macelleria e della pescheria, ha fatto sì che nelle narici dei Rovignesi gli odori del pranzo si mescolassero a quelli della stampa dei programmi teatrali. Il Gandusio è l’ anima pulsante della vita cittadina, testimone e protagonista dei suoi cambiamenti. Da sempre  qualcosa di più che un semplice teatro: luogo di commedie, drammi, farse, opere con le orchestre sistemate in platea davanti al palco, operette, comizi, conferenze culturali e scientifiche, ma anche della “cavalchina” -  ballo in maschera ai  ritmi di mazurka, galoppo, valzer, polka e ...oggi, Teatro e Cinema  comunale.

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“Nel 1925 a Rovigno d'Istria, luogo della mia na­scita, un comitato di cittadini restaura il piccolo tea­tro municipale e mi scrive pregandomi di andarlo ad inaugurare, e chiedendomi il consenso di inti­tolarlo a mio nome. Contemporaneamente lo stesso comitato scrive a Renato Simoni perchè si com­piaccia di scrivere una mia biografia da dare alle stampe e donare al pubblico la sera della inaugu­razione. Simoni, assai gentile acconsente alla con­dizione che non gli venga dato alcun compenso.

Trovandomi dunque nel novembre del 1925 a Trieste vado a inaugurare a Rovigno il « Teatro Gandusio ». Vengono con me anche la mia mamma e mia sorella. Il viaggio, in ferrovia, è assai lungo e noioso. Si arriva verso sera a Canfanaro dove una automobile, appositamente inviatami, mi conduce a Rovigno. Sulla piazza del Municipio mi attendo­no le Autorità. Il teatro è assai carino e ben attrez­zato. Dopo una bicchierata di benvenuto andiamo a vestirci per la recita. Come programma avevo scelto Nelhj Rozier preceduta dal Minuetto di Sar-fatti, in veneziano. (A Rovigno si parla il veneziano). Fra i due lavori il Sindaco sale alla ribalta e mi fa un bel discorso offrendomi una ricca pergamena che reca la cittadinanza onoraria di Rovigno. Ri­spondo anch'io improvvisando un discorsetto che avevo... preparato da lungo tempo. Pubblico gre­mitissimo e applausi a non finire. Dopo teatro gran banchetto in mio onore, col concorso di tutte le Au­torità, dei miei attori,della mia mamma e di mia sorella. La mattina dopo visito la città, assai cari­na, pare una piccola Venezia. Alla finestra della ca­mera della casa dove sono nato era esposto un gran fascio di fiori. Dopo colazione partiamo col piro­scafo per Trieste e alla riva, posso dirlo, l`interà po­polazione di Rovigno viene a salutarmi. L'incasso della serata l'ho destinato interamente all'Ospe­dale di Rovigno. Mi è rimasto sempre in cuore il ricordo dell'entusiasmo dei miei concittadini. Nel viaggio di ritorno (arrivammo a Trieste verso le sei di sera), andavo pensando ad una battuta del caro Brunorini: « Chissà per chi mi prendono, e inve­ce sono io... “.

 

                                                                                    Antonio Gandusio

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